Ode alla punteggiatura

(Sottotitolo: Con un pensiero alle maiuscole e alle “d” eufoniche)

Avvertenza. Questo post contiene esplicite dichiarazioni d’amore al suono delle parole, alle virgole e anche ai congiuntivi. Astenersi deboli di grammatica.

Sono innamorata delle parole – ma pesantemente. Ecco, l’ho detto, e pure subito, così almeno potete inquadrare questo post, che nasce forse da lontano, dalla bellezza di leggere scritture che hanno un certo spessore di meraviglia, ma che poi è sbucato come una necessità improvvisa, come una di quelle illuminazioni definitive che ti arrivano mentre sei al mercato a comprare i carciofi. Per dire. Leggendo, correggendo, modificando virgole altrui, a un certo punto ho capito che dovevo proprio farla questa dichiarazione d’amore alla magia dell’incastro tra parole e segni.

grammatica1Che poi oltre a una dichiarazione d’amore è anche un po’ una protesta, perché la grammatica sta diventando un furetto piedi-neri, una bestiolina che se non stiamo attenti si estingue e buonanotte ai sognatori. (E tutti a fare gli occhi dolci al panda e a ingozzarlo di bambù, lui che fa pure lo schizzinoso col cibo e con le fidanzate, mentre il povero furetto piedi-neri se non vai su wikipedia non sai neanche che si sta estinguendo. Scusate, ho avuto un moto di simpatia furettiana).

Ma torniamo alla sostanza. La punteggiatura è bella. Punto. Potrei quasi fermarmi qui che avrei già detto non tutto ma tanto, anche se in una sintesi un po’ estrema. Il fatto è che quando la vedo infilata tra le parole con la stessa attenzione di quando si lanciano i bastoncini a shangai, ecco io sto male (e lo dico serenamente perché tanto so che sono in buona compagnia). Ma sto male davvero, del tipo che mi prudono le mani, inizio a sbuffare, nei casi peggiori inizio a parlare da sola inveendo contro il malfattore che ha provocato quella distribuzione assolutamente casuale di virgole, due punti e punti e virgole. Questi ultimi, poi, proprio dimenticati, infilati nel cassetto dei segni inutili neanche fossero quell’orribile bomboniera a forma di cigno che ti hanno rifilato all’ultimo battesimo. A proposito, studiando per questo post ho trovato una citazione bellissima, che ovviamente condivido qui:

“Avete mai visto un punto e virgola che piange? Un punto e virgola corpo 14 in Times New Roman che si dispera perché non lo usano più? Beh, io l’ho visto stanotte e non è stato un bel vedere”. (Diego Cugia, Zomberos, 2006)

Il dramma della punteggiatura, insomma. Che però è solo una parte dello scrivere, bella densa ma non l’unica. Ci sono cose che mi fanno venire accenni di orticaria, come le “d” eufoniche che forse si pensa siano come il blu, che sta bene con tutto. E invece no. Ed allora. Guardando ad oriente. Ma perché? Perché? O le maiuscole lanciate nelle frasi come le briciole ai piccioni. Vi prego, non abusate di maiuscole che l’occhio poi fa indigestione, o se non altro in nome di un’estetica della frase, che con tutte quelle maiuscole rischia di diventare una specie di strada di montagna – su e giù, su e giù.

grammatica

E poi. Vogliamo parlare dei congiuntivi? Ce la sentiamo? Io sì, perché mi piacciono da matti. Nei tanti casi in cui vengono maltrattati o, molto più spesso, dimenticati, soffro. Mi si stringe il cuore a pensare al povero congiuntivo che era lì pronto per uscire, fare la sua bella figura di verbo importante, lì che si sistema al volo la giacchetta in attesa che lo chiamino e poi niente, la frase finisce, al suo posto hanno messo un imperfetto, magari addirittura un indicativo presente. E il piccolo congiuntivo resta lì, con la sua giacchetta bella stirata e una lacrimuccia che tradisce la sua solitudine. Una volta uno che chiamavano poeta mi ha detto “spero che va bene” provocando un accenno di parolaccia e il suicidio di altri quattro congiuntivi. Mondo crudele.

Ci sarebbe ancora una cosa di cui parlare – il suono delle parole. Uso il condizionale perché su quello ho voglia di dire un bel po’ di cose, quindi me lo tengo per il prossimo post. Un altro post d’amore – forse quello senza protesta, solo bellezza e va bene così.

 

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