Sergio Oricci, Bianco shocking e altre storie

Oggi inauguro una specie di rubrica (che magari sarà composta solo da questo post, e in quel caso portate pazienza e sarà stata una rubrica breve ma sentita): ogni tanto, a scadenze assolutamente casuali, racconterò altre scritture. Che mi piacciono – questo sarà il filo che le terrà insieme. Soggettivo, totalmente arbitrario, emotivo, poco razionale e tanto tanto di pancia (perché l’amore nasce da lì, anche quello per le storie).

Questa rubrica la inizio con un libro. Anzi, con tre. Facciamo con chi li ha scritti, va’, che è meglio.

libri_sergiooricci

Chi li ha scritti si chiama Sergio Oricci. Ci siamo conosciuti alla presentazione di un mio libro (mio per un quarto, per essere precisi, visto che è stato scritto a 8 mani), lui stava per pubblicare il suo primo romanzo con la stessa casa editrice. Abbiamo chiacchierato, forse nemmeno molto perché io ero un po’ in agitazione per la presentazione, però è un incontro che ricordo proprio con piacere, ecco. Beh, poi quel libro è uscito, il primo romanzo di Sergio intendo. Si chiamava “Gioie e sapori”, e dopo un po’ ne è uscito un altro, sempre con I Sognatori, “Fame”, prequel del primo. E adesso è uscito “Bianco shocking”, per 20090, che è stato la molla che mi ha fatto venire voglia di partire con questa rubrica qui.

Ora, non vi racconterò i libri, perché i libri non si raccontano, si leggono. Però vi dirò un paio di cose che mi sono saltate fuori dalla pancia (metaforicamente parlando, ne’) mentre leggevo “Bianco shocking”.

Il primo pensiero che lentamente mi si è materializzato davanti già alle prime pagine è stato “nella testa di Sergio c’è un mondo”. Un mondo che esce nelle parole che scrive, negli angoli delle sue storie, ma soprattutto nell’atmosfera e nei dettagli più piccoli, che sembrano due cose in antitesi e invece – almeno qui – sono perfettamente coerenti. L’atmosfera, soprattutto nei primi due ma in parte anche nell’ultimo, è uno stranissimo contrasto che nasce quando Sergio inizia a raccontare e ti mette davanti agli occhi alcuni elementi da fiaba, zuccherosi sorridenti luccicanti, ma che piano piano lasciano intravedere qualcosa. Qualcosa di inquietante, che percepisci ma che, per un bel po’, non capisci proprio cos’è. Leggi, ti ritrovi in questo mondo caramellato, eppure sai che ti conviene tenere gli occhi aperti. Anche dietro, se possibile.

biancoshockingNon ho usato a caso aggettivi come zuccheroso e caramellato. Le storie di Sergio si intrecciano con il cibo. O meglio con i dolci. A volte lasciandoci (noi lettori) sbirciare in una pasticceria che assomiglia a un film di Tim Burton, altre volte facendoci incontrare una ragazza meravigliosamente bianca che – al nostro primo appuntamento con lei – si presenta con una tazza piena di latte e cereali, e le tasche colme di caramelle. Bianche, ovviamente.

Ma poi il gusto cambia. Il dolce diventa dolciastro, e a quel punto vorremmo non aver assaggiato le caramelle che ci venivano offerte con quel sorriso un po’ così.

E poi ci sono i dettagli, quelle piccole file di parole che brillano e che ti fanno fermare un attimo, le leggi e resti fermo ad ascoltarne l’eco.

Le passai una mano sulla guancia e sentii le lacrime bianche e viscose appiccicarsi alle dita. Nell’aria si diffuse un intenso profumo di latte. Resistetti alla tentazione di assaggiare il pianto e mi pulii sui pantaloni.

(da “Bianco shocking”)

Capito? A me fa impazzire leggere questa voglia, così umana, così fisica, scritta con quelle parole lì, inserite in una situazione che non vi racconto per non svelare la storia, ma davvero, è una parentesi che ha una forza pazzesca, e salta fuori urlando.

Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma mi accontenterò di due.

La prima riguarda tutti e tre i libri di Sergio. Li ho letti e mi hanno trasportata da un’altra parte. Poi li ho finiti, e sono tornata. Chiedo scusa per il modo un po’ approssimativo con cui cerco di dar forma a quella sensazione, ma davvero non so dirlo in nessun altro modo.

La seconda invece esce da “Bianco Shocking”. Ed è lo straniamento che ti crea una storia in cui la “normalità” (con tutte le virgolette che questa parola comporta) diventa diversità. Inevitabile, dolorosa, alienante. Arrivata all’ultima pagina, ho pensato “E adesso?”. E adesso non lo so, chiudo il libro e esco a prendere un po’ d’aria. Aspettando la prossima scrittura di Sergio.

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3 thoughts on “Sergio Oricci, Bianco shocking e altre storie

  1. Grazie di cuore. Anche io aspetto le tue prossime scritture, sia qui nel blog sia altrove. E vediamo di ripeterlo quell’incontro prima o poi, così chiacchieriamo di persona ancora un po’.
    Sergio

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