La regina

Sottotitolo: dedicato alla mia tribù bellissima

La regina era dietro al bancone. Mi avevano detto “Per il caffè ti portiamo in un posto speciale” e poi si erano guardati – belli, complici e con quel sorriso lì.

caffe_regina

Abbiamo parlato, riso, mangiato, e poi, dopo tutto questo, siamo usciti, con gli occhiali da sole anche se un po’ pioveva, e abbiamo camminato fino al bar della regina.

La regina era dietro al bancone, con il suo sorriso facile e lo sguardo un po’ lontano che non sai bene se ha sentito, se ha capito, se semplicemente sembra che ci sia e invece non c’è. Invece è un’illusione.

La regina era dietro al bancone e io le guardavo la testa, cosa abbastanza inevitabile. Le guardavo i capelli, bianchi perché la regina è regina da un bel po’, rimasti solo intorno, e la parte alta della testa nuda, mentre quelli –  i rimasti – sfidavano in modo totalmente assurdo la forza di gravità. Dritti, sembravano crescere verso l’alto, come l’erba, come i rami degli alberi, come il fumo dei camini. E proprio quelli, erba alberi fumo dei camini, la rendevano regina, perché la guardavo e non potevo pensare a niente di più coerente di una corona – magari fatta di erba alberi e fumo dei camini, ma inevitabilmente corona.

Siamo rimasti un po’, e la regina brillava dietro al bancone. Ogni tanto ci sorrideva, chissà perché poi. Abbiamo bevuto il caffè e siamo usciti. Non pioveva più.

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