Inconsapevolmente

Vivevano vicini. Solo un muro a dividere i due appartamenti, a tutti gli effetti separati, due porte, due campanelli, due citofoni e quel muro in mezzo.

Quel muro era sottile. Come un foglio di carta, una tenda che vola, il vapore della cucina.

Ognuno faceva la propria vita. Sveglia, colazione, buongiorno come va?, chi l’autobus chi la bicicletta, un ombrello scordato, il telefono che suona, il lavoro, la spesa, una cartolina inaspettata.

Se i palazzi fossero trasparenti.

Dormivano vicini, senza saperlo. Le teste quasi a toccarsi, se non ci fosse stato quel muro sottile. La sveglia alle 6.40, i suoni a coprirsi suonando insieme, e gli sbadigli. Il caffè sul fuoco e quel profumo che passeggia per la cucina, da una parte e dall’altra del muro sottile, per poi uscire dalla finestra socchiusa e cambiare casa, mischiandosi con l’altro, se le persone sapessero annusare davvero le vite sarebbero più semplici.

Poi prendere i cappotti, veloci, insieme girare la maniglia, buongiorno come va?, le scale, l’ascensore, il mondo di fuori.

E la sera tornare a dormire insieme. Inconsapevolmente.

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