Prevista neve

E queste erano le previsioni per domani: svegliarsi (semmai fossi riuscito a dormire davvero), accendere la luce e controllare.

Controllare se ancora stava nevicando.

Ma non fuori. Controllare se ancora stava nevicando in quella stramaledetta palla di vetro.

La stavo guardando di nuovo, ormai era diventata un’ossessione, ma pensavo di avere tutte le ragioni per esserne ossessionato.

Perché non era normale. Non era assolutamente normale che lì dentro continuasse a nevicare − e poi io dicevo ‘nevicare’ ma quella non era neve, erano pezzettini, briciole di non so cosa, piccole, bianche, finte. Ipnotizzanti. Ed erano tre giorni che scendevano senza mai smettere e ormai mi sembrava una specie di incubo, un incubo che mi tormentava da sveglio e anche quando dormivo, perché ero arrivato a sognarla, la neve, dentro la sfera e fuori, e io sommerso dal bianco e dall’acqua, immobile sotto quella caduta lenta biancastra e continua.

palla_neve

Tutto questo senza che facessi niente, senza che toccassi più quell’aggeggio. Perché in quel caso sarebbe stato normale, avrei girato ancora la palla e la neve avrebbe ricominciato a cadere. Ma io dalla prima volta non ci avevo più messo mano: un solo movimento di polso, andata e ritorno, e poi l’avevo rimessa a posto. Solo che lei non si era più fermata.

***

Dopo la prima mezz’ora passata a fissarla avevo pensato che forse era il caso di chiamare qualcuno e raccontargli cosa stava succedendo. Poi però mi ero detto che era meglio non farlo, e me l’ero detto perché mi erano venuti dei dubbi.

Magari ero io.

Magari ero io che vedevo quella specie di nevischio artificiale continuare a scendere (scendere scendere scendere) e invece la neve era perfettamente ferma sul fondo della palla, proprio come ci si aspetta che sia quando il gioco finisce, solo che io continuavo a vederla, anche se in questo caso sarebbe stato più corretto dire che continuavo a immaginarla.

Avevo pensato abbastanza a lungo a questa possibilità anche se in effetti non mi convinceva fino in fondo perché la neve dava proprio l’impressione di esserci, come c’erano i miei piedi nelle ciabatte. Comunque alla fine avevo preferito non dire niente a nessuno.

Avevo anche pensato che magari era normale che succedesse così, che una volta dato il primo colpo poi la neve scendesse ininterrottamente e magari le altre volte mi ero annoiato e mi ero allontanato subito, quindi poteva essere che non mi fossi mai accorto di quanto durasse in realtà quella caduta chiara e fastidiosa. Forse quella era la prima volta che mi fermavo e guardavo seriamente.

Ma anche dando per buona questa spiegazione, che a dire la verità mi sembrava abbastanza stupida, restava un problema. Dove andava a finire la neve?

Questa cosa mi faceva diventare matto. Sul fondo non si fermava niente: cadeva e subito spariva (ma spariva dove, mi chiedevo io) e ricompariva in alto e ricominciava a venire giù, e poi ancora spariva, e aveva un ritmo che mi dava i  nervi, e dopo le prime ore mi era anche venuta la tentazione di prendere la palla e lanciarla contro il muro. Poi però non l’avevo fatto.

***

La prima notte ero anche riuscito a dormire, anche se con un sonno un po’ agitato.

Mi ero svegliato presto e non mi ero ricordato subito della neve. Poi mi è venuta in mente, così, all’improvviso e sono corso a vedere com’era la situazione. Speravo che fosse tutto fermo, niente puntini bianchi ad attraversare l’acqua, così avrei riso pensando che mi ero confuso, o che avevo sognato tutto o magari che era una scena che avevo letto in un libro e che per un attimo mi era sembrata vera.

E invece no.

Invece la neve dentro la palla scendeva ancora (scendeva scendeva scendeva), con la stessa lentezza del giorno prima, con quella sua superbia di ghiaccio finto, di polvere minacciosa, e allora avevo sentito le gambe diventare molli e qualcosa nella mia testa che lanciava l’allarme, ma non ero scappato. Mi ci ero messo davanti e l’avevo guardata.

***

L’avevo guardata tutto il giorno, spostandomi solo il minimo necessario.

E lei non faceva una piega, un accenno di tregua. Niente.

Non sapevo più cosa pensare. Arrivato a sera avevo gli occhi così stanchi che non stavano nemmeno aperti ma non riuscivo a smettere di guardarla. Mi ero addormentato sulla sedia, davanti a lei, come una guardia. O uno schiavo.

Quella notte avevo sognato solo neve.

***

E poi un’altra giornata lì davanti. La terza.

Ogni tanto sentivo il telefono suonare, ma non rispondevo, non potevo distrarmi da quella caduta che stava diventando cattiva − sentivo che era cambiata, non aveva più la stranezza dell’inizio e ora era come se ridesse. Un ghigno che mi sbatteva in faccia come se niente fosse.

E stava per finire anche il terzo giorno. Il terzo giorno di neve. Avevo bisogno di dormire e di svegliarmi senza di lei. Ma per quello non avevo nessuna certezza. Dovevo accontentarmi delle previsioni.

Svegliarmi.

Accendere la luce.

Controllare.

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2 thoughts on “Prevista neve

  1. Ok. Lo confermo. Ci sono inquietanti similitudini…belle però!
    Ho comprato una palla di vetro ieri (e forse ti è pure piaciuta su instagram, ora controllo).
    Adoro gli elenchi.
    Sono rimasta improvvisamente stecchita dalla Gamberale.
    E chissà cos’altro. Lo scoprirò, forse, leggendoti.
    Felice di conoscerti.

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