Libri a bruciapelo

Le catene sui social non risparmiano nessuno. Io di solito svicolo, lo ammetto, con un like che sta per “grazie per aver pensato a me” e un successivo silenzio che tradisce la mia allergia per (quasi) qualsiasi tipo di catena. Solo che un giorno te ne ritrovi una in cui ti chiedono quali sono stati i 10 libri che ti hanno segnata di più. Come se fosse una domanda innocente. Come se non provocasse un’esplosione di voci – voci di autori, personaggi, paragrafi e copertine, che insieme urlano “scegli me, scegli meee!”. E la declinazione della richiesta è ovviamente di non perdere troppo tempo, non ci pensare, scrivi i primi dieci che ti vengono in mente. Ecco, il problema non è scegliere, ma distinguere le voci.

Quindi.

Passaggio numero uno. Imporre (mentalmente) l’ordine: “Adesso basta! Zitti, che non si capisce niente”.

Passaggio numero due. Cedere immediatamente agli occhi dolci del Piccolo con gli occhiali rosa: “Ma certo che ti metto in lista, non ci pensavo neanche a lasciarti fuori”.

Passaggio numero tre. Nel minor tempo possibile scegliere i dieci libri, e per farlo l’unica soluzione è ascoltare la pancia, lasciare da parte ogni considerazione razionale, non provare pietà per chi arriva un secondo dopo che hai scritto il decimo titolo, neanche se quel qualcuno è Edmond Dantès o il signor José della conservatoria generale. “Non faccia così, signor José. Per favore, non faccia così…”.

libri_bruciapelo

Ecco, il risultato delle tre rigidissime regole è stato questo:

  1. L’amante – Marguerite Duras
  2. Ogni cosa è illuminata – Joanthan Safran Foer
  3. Lolita – Vladimir Nabokov
  4. Moby Dick – Herman Melville
  5. La fata carabina – Daniel Pennac
  6. Castelli di rabbia – Alessandro Baricco
  7. Il profumo – Patrick Suskind
  8. L’amore ai tempi del colera – Gabriel Garcia Marquez
  9. Insallah Madona, Insallah – Miljenko Jergovic
  10. Venuto al mondo – Margaret Mazzantini

I primi quattro non posso neanche dire che sono arrivati per primi, erano già lì, senza che ci fosse bisogno di chiamarli. C’erano, punto. Forse vivono nella mia pancia. Poi sono arrivati gli altri, con un’infiltrazione tardo-adolescenziale come Castelli di rabbia, che all’improvviso mi sono ricordata di quanto è bello, e con il ricordo della potenza de Il profumo, che mentre lo leggevo annusavo tutto, soprattutto l’incavo del mio braccio, cercando di riconoscere qualcosa che però ricordo di non aver trovato.

E poi Insallah Madona, Insallah, comprato in un mercatino, senza avere la minima idea di cosa avevo tra le mani. Perché adesso mica mi ricordo tutti i suoi racconti. Un paio sì, ma vagamente, perdo i dettagli. Però c’è un motivo per cui è finito tra questi dieci, un motivo importante, direi, ed è il ricordo – netto, come se fosse successo ieri – che quel libro era diventato la mia consolazione. L’ho letto in un periodo complicato, e mentre lo leggevo stavo bene. Protetta. Era una consolazione, non trovo nessun’altra parola per dirlo meglio.

Che bestie strane che sono, le storie. A volte ti germogliano dentro, e diventano radici. E tu vai, ma loro stanno lì, intrecciate ai tuoi tendini.

(“Tutti gli uomini vengono creati da qualche storia” – M. Jergovic, Insallah Madona, Insallah, p. 144)

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