Le storie più belle che ho incontrato quest’anno

Siamo a fine anno, che inevitabilmente vuol dire tempo di bilanci. Bilanci di un sacco di cose, e tra queste cose ci sono anche i libri. Oggi pensavo alle storie più belle che ho incontrato quest’anno, sarebbero tante, ne scelgo tre in modo assolutamente irrazionale e le scrivo qui.

libri2014

Parto dall’ultimo in ordine di tempo. Ero a cena con la mia amica Alessandra, una di quelle cene proprio belle, e a un certo punto si parla di libri e salta fuori Jeanette Winterson: “hai mai letto Il mondo e altri luoghi?”. Io lo segno, qualche giorno dopo lo cerco in libreria (dove ero scappata in piena crisi isterica causa casa invasa dai moscerini che avevano deciso di abitare nel mio ciclamino), quel libro non c’era ma c’era Scritto sul corpo. L’ho preso, l’ho letto e credo di essermi innamorata. Del suo modo di scrivere, di quello che scrive, della meraviglia di certe immagini che avrei voluto proprio toccare. Adesso ne ho già preso un altro suo, è lì che mi guarda – tra un po’ arrivo, non ti preoccupare.

“Perché è la perdita la misura dell’amore?

Non piove da tre mesi. Gli alberi scavano sonde sottoterra, inviano radici di riserva nel suolo arido, radici che aprono come fossero rasoi ogni vena gonfia d’acqua.

I grappoli si sono appassiti sulle viti. Ciò che dovrebbe essere turgido e sodo, resistente al tatto per aprirsi in bocca, è spugnoso e piagato. Quest’anno non avrò il piacere di rigirare gli acini bluastri fra indice e pollice e di impregnarmi di muschio il palmo della mano. Perfino le vespe sdegnano quelle esili gocce marroni. Perfino le vespe, quest’anno. Non è stato sempre così”.

(Scritto sul corpo, Incipit)

Un altro libro super meraviglioso di quest’anno è Il mondo è tuo, parole di Riccardo Bozzi e illustrazioni di Olimpia Zagnoli. L’ho incontrato quasi per caso, stavo lavorando a Fa’ la cosa giusta Umbria, sono casualmente (ehm) passata vicino allo stand dei libri e boom. Lui era lì. L’ho aperto, i miei occhi hanno iniziato ad assumere un’imbarazzante forma di cuore e a quel punto non ho potuto fare a meno di prenderlo. Che poi non è neanche un libro, è una magia. È una cosa talmente densa e vera e semplice che bisognerebbe sfogliarlo tutti i giorni.

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Il terzo, andando indietro nel tempo, è ¡Viva la vida! di Pino Cacucci, che sembra la voce di Frida che davvero si racconta, e ti racconta, e tu sei lì, seduto davanti a quel palcoscenico che ti immagini, con lei in mezzo, la sua voce, la sua bellezza, la sua risata triste. ¡Viva la vida! è una voce, è un segreto sussurrato, è un urlo quando non te lo aspetti.

“L’unica certezza è che la vita non avrebbe senso se smettessi di sognare”.

Lo dice Frida, lo scrive Cacucci, che differenza fa. Che differenza fa.

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