Elenco sommario di cose che ho capito in questo periodo

Questo è un periodo bello denso, densissimo, lo so che lo sapete ma visto che a furia di prendere testate contro le cose finisce che a volte qualcuna la capisco, per non dimenticarle ho deciso di scriverle, così almeno le fermo prima che evaporino e non le trovi più.

Ho capito.

Che fa molta più paura pensare una cosa – quando la inizio, come faccio, come mi preparo, cosa succede mentre, cosa succede dopo, come mi sentirò prima, come mi sentirò dopo, tutto questo con mille minacciosissimi punti di domanda – che farla. Che poi quel passo non è nient’altro che un passo e se lo fai vuol dire che potevi. Tutto quello che c’è prima è una fatica gigante e inutile e vorrei ricordarmela questa cosa, che quando me l’hanno fatta notare mi è sembrata abbastanza importante.

Che dirsi di sì è (quasi) sempre meglio che dirsi di no. Ho messo quel quasi tra parentesi perché ci saranno sicuramente delle eccezioni, al momento non me ne vengono in mente ma insomma è plausibile che ci siano. Però in questo periodo mi sto dicendo abbastanza sì e, vi dirò, mi sembra che la cosa funzioni: mi ascolto, scelgo, prendo coraggio, rischio. Anche questo magari è abbastanza banale, ma per me no, proprio per niente. Per me è una specie di rivoluzione e la voglio scrivere per non perderla.

Che dire le cose, dirle ad alta voce, le rende vere e, come dice Carlo Gabardini nel suo bellissimissimo “Fossi in te io insisterei”, ti incastra davvero in un progetto che così diventa reale.

Che quando ho bisogno (fisicamente bisogno) di un libro che mi prenda di pancia e mi tenga talmente incollata da non riuscire a smettere di leggere, non lo trovo. E partono parolacce a ogni tentativo perché magari quello che inizio è pure bello, ma non mi incastra gli occhi. Questa cosa l’ho messa qui in mezzo perché dovrò pur trovare una soluzione, se esiste, anzi se qualcuno la conosce, per favore me la scriva e in cambio avrà riconoscenza a secchiate.

Che, come mi ha detto un’amica illuminandomi tipo lampadina sparata in faccia, bisogna accettare la perdita del controllo.

Che il vuoto a volte è solo spazio liberato, pronto per essere riempito di cose nuove.

Che chiedersi “perché no?” funziona.

Ecco, non è che siano grandi cose. Ma le lascio qui. Che magari tra un po’ mi servono e così so dove trovarle.

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