Un anno di storie minuscole

Sembra una roba impossibile ma è passato un anno.

Un anno da quando Giovanna mi ha chiesto “hai voglia di scrivere qualcosa per me, tutti i giorni?”. Un anno da quando ho risposto “sì”.

È stato un sì senza sapere niente, senza avere la minima idea di come sarebbe andata. Ho iniziato così, leggera, mi sono detta “proviamo, magari dura un mese, magari ci arriviamo in fondo, boh, chissà”.

Ci siamo arrivate in fondo.

Tutti i giorni (ok, a volte saltandone uno ma recuperandolo subito) è uscita una nostra storia minuscola. Poche parole, a volte pochissime, e colori e segni e ritagli e fili e foglie e a volte gocce di pioggia.

E adesso quest’anno sta finendo, mancano una manciata di giorni, e scrivo di pancia e veloce e non so neanche se rileggerò prima di pubblicare perché non vorrei filtri, non stavolta, e anche se saranno parole confuse facciamo che chissene, fate finta di niente.

Un anno di storie minuscole è una roba gigante, ve lo giuro. Una roba che adesso che sta finendo mi sento strana. Mi sento come una che sta ferma davanti a una nave, sul limite del molo, e sulla nave ha caricato tutto e adesso la nave partirà e lei resta lì e la guarda e aspetta che si muova e un po’ si sente malinconica ma un po’ si sente felice perché il viaggio era deciso da tempo ed è giusto che inizi, è giusto che l’attesa finisca, è giusto che senta questa malinconia, è anche bello in fondo.

Quest’anno di storie mi ha dato tanto. Mi ha dato quella cosa enorme che è la fiducia di Giovanna – ci vuole una bella fiducia ad aspettare parole per trasformarle in altro – e mi ha dato il privilegio di vedere che venivano lette e guardate e accolte e coccolate e adottate in un certo senso. Mi ha dato la bellezza di chi alle storie ha aperto casa sua.

Mi hanno accompagnata e se devo dire la verità non so come ho fatto a scriverne 366 e se devo dirvi un’altra verità a volte quando le rileggo mi accorgo di non riconoscerle, a volte le rileggo e penso “ma davvero l’ho scritta io?” e chissà dov’era finita intanto, chissà se era evaporata subito o se per un po’ era rimasta e poi aveva deciso di andarsene.

E poi vi dico pure un’altra verità. A volte è stato difficile. Questi ultimi mesi sono stati difficili perché non sempre quello che è bello viene facile, anzi forse quasi mai, e a me è venuto facile per un po’, per tanto in effetti, quasi fino alla fine, ma poi la facilità è finita e ho sentito la fatica. E forse è per quello che sto sul limite di quel molo e guardo la mia nave piena di storie e sono triste ma anche un po’ felice. Sono nostalgica in anticipo, ecco.

E poi penso che sia bello che un progetto nato per durare un anno, alla fine di quell’anno si chiuda. È un rito e i riti secondo me sono importanti. Anche quando ti fanno venire il magone, come in questo caso, sono importanti.

Le storie continueranno a viaggiare, almeno per un po’. Forse vedranno altre città, si lasceranno guardare da altri occhi, toccare da altre mani (ma fate piano, eh, che sono minuscole, ci vuole delicatezza). Le accompagneremo, come per mano, ma avranno la loro vita. Io le saluto, con qualche giorno d’anticipo, che essere nostalgica in anticipo in fondo mi piace, mi godo tutto, anche la tristezza leggera, anche la bellezza di un addio.

Storie, adesso che partite, fate le brave. Mi raccomando, fate le brave.

storie-minuscole-un-anno

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