Le scatole delle cose da salvare

La scatola dei ricordi sfocati. Il bruciore delle ortiche sulle gambe dopo una corsa e una discesa nei fossi in secca, a raccogliere le viole. Lo zucchero filato. Nascondersi per la paura del temporale, fuori tuoni fortissimi, dentro – credo – parole sottili. Piangere guardando un clown che si strucca, a fine spettacolo.

La scatola dei ricordi nitidi. Il peso quasi invisibile di un uccellino racchiuso tra le mani, la testa che sbuca, il solletico delle zampe sui palmi. Il fresco del cuscino, la sera prima di partire per il mare, chiudere gli occhi sperando che la notte passi in un soffio. Sciogliere la treccia, il respiro dei capelli che cercano l’aria. Lo zaino tra le gambe, la macchina ferma, prima di salutarsi cantare fortissimo.

La scatola dei riti. La colazione fuori. L’acqua e il pane, che è diventato un po’ secco, la mattina di natale. Le cartoline brutte. Il numero delle pagine prima di iniziare a leggere.

La scatola degli odori. La primavera spinta delle sere di maggio. L’asfalto bagnato. Quegli abbracci che erano una scusa. Le penne colorate. L’incavo del gomito. Il mare.

La scatola delle parole. La storia che ancora mi racconto per dormire, quando le paure urlano. I bigliettini nascosti male, per essere trovati. L’inizio di Lolita. Le dediche dentro ai libri. I desideri.

scatole delle cose da salvare

foto @unsplash

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