L’estate | Racconti visionari

Me la ricordo, l’estate di quella fotografia.

C’erano le cicale, che urlavano fortissimo e noi che non sapevano niente e pensavamo che cantassero.

C’erano i prati che si trasformavano e diventavano gialli, come la luce che arrivava dappertutto, anche in mezzo alle foglie degli alberi, tra le dita delle mani, sotto le gonne.

C’erano le spighe e c’eravamo noi che aspettavamo di vederle muoversi e a volte stavamo ferme per un pomeriggio intero, sedute sotto un albero con l’erba che ci pungeva le gambe ma non era importante. C’erano le formiche che si arrampicavano sulle nostre ginocchia, che ogni tanto si toccavano e poi restavano immobili fino a quando non facevano male. A volte arrivava il vento e le spighe si muovevano davvero, a volte invece tornavamo a casa e tutto era ancora immobile, come uno scherzo o un sogno in cui mancano le voci.

C’erano i capelli da intrecciare e c’erano quei fiori piccoli e bianchi da infilare nelle trecce e quei fiori non avevano un nome e perdevano subito i petali e noi ridevamo e non capivamo neanche il perché.

C’erano le storie che ci raccontavamo quando iniziava a fare buio, la bocca vicina all’orecchio, le filastrocche inventate, i segreti e i giuramenti.

Mi ricordo tutto.

racconti visionari estate

I racconti visionari nascono con le immagini di Federica Lissoni so#photo e i precedenti li trovate qui.

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