Elenco sommario di cose inadeguate alla mia età

Raccogliere da terra e infilarsi in tasca foglie, chiavi arrugginite o bottoni (anche quando sono neri e tristi) perché sicuramente hanno dei segreti da raccontare anche se sembra di no (come nel caso dei bottoni neri e tristi).

Continuare ad avere quella reazione adolescenziale da bastian contrario per cui quando ti regalano un libro dicendoti “ah, lui è un genio” (lui l’autore, non il libro), tu subito pensi che “lui” non lo sopporti, che sarà sopravvalutato e quasi sicuramente banale e, anche quando vai avanti a leggere e ammetti di trovarlo a tratti divertente – ammissione che ti costa una fatica gigantesca – però comunque no, un genio proprio no.

Mettersi a ballare quando nei negozi (o nelle librerie o dove capita) parte una musica che stare fermi non si può. A volte pure cantare.

Quando si staccano le ciglia, stringerne una tra pollice e indice, scegliere se “sotto” o “sopra”, pensare un desiderio, aprire lentamente le dita, controllare e, se la previsione non si è avverata, dire una parolaccia e riprovarci fino a quando ci si azzecca che “prima era una prova”.

Dare un nome a tutte le cose – biciclette, piante finte, zaini – e parlare con la propria casa come se fosse una cosa viva (“Ehi, ciao piccola, sono tornata”).

Avere paura di cose assolutamente irrazionali come i temporali.

Inventare parole e messaggi in codice.

 

Ovviamente queste cose le faccio tutte.

Fine.

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(foto @unsplash)

Elenco sommario di cose che ho capito in questo periodo

Questo è un periodo bello denso, densissimo, lo so che lo sapete ma visto che a furia di prendere testate contro le cose finisce che a volte qualcuna la capisco, per non dimenticarle ho deciso di scriverle, così almeno le fermo prima che evaporino e non le trovi più.

Ho capito.

Che fa molta più paura pensare una cosa – quando la inizio, come faccio, come mi preparo, cosa succede mentre, cosa succede dopo, come mi sentirò prima, come mi sentirò dopo, tutto questo con mille minacciosissimi punti di domanda – che farla. Che poi quel passo non è nient’altro che un passo e se lo fai vuol dire che potevi. Tutto quello che c’è prima è una fatica gigante e inutile e vorrei ricordarmela questa cosa, che quando me l’hanno fatta notare mi è sembrata abbastanza importante.

Che dirsi di sì è (quasi) sempre meglio che dirsi di no. Ho messo quel quasi tra parentesi perché ci saranno sicuramente delle eccezioni, al momento non me ne vengono in mente ma insomma è plausibile che ci siano. Però in questo periodo mi sto dicendo abbastanza sì e, vi dirò, mi sembra che la cosa funzioni: mi ascolto, scelgo, prendo coraggio, rischio. Anche questo magari è abbastanza banale, ma per me no, proprio per niente. Per me è una specie di rivoluzione e la voglio scrivere per non perderla.

Che dire le cose, dirle ad alta voce, le rende vere e, come dice Carlo Gabardini nel suo bellissimissimo “Fossi in te io insisterei”, ti incastra davvero in un progetto che così diventa reale.

Che quando ho bisogno (fisicamente bisogno) di un libro che mi prenda di pancia e mi tenga talmente incollata da non riuscire a smettere di leggere, non lo trovo. E partono parolacce a ogni tentativo perché magari quello che inizio è pure bello, ma non mi incastra gli occhi. Questa cosa l’ho messa qui in mezzo perché dovrò pur trovare una soluzione, se esiste, anzi se qualcuno la conosce, per favore me la scriva e in cambio avrà riconoscenza a secchiate.

Che, come mi ha detto un’amica illuminandomi tipo lampadina sparata in faccia, bisogna accettare la perdita del controllo.

Che il vuoto a volte è solo spazio liberato, pronto per essere riempito di cose nuove.

Che chiedersi “perché no?” funziona.

Ecco, non è che siano grandi cose. Ma le lascio qui. Che magari tra un po’ mi servono e così so dove trovarle.

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Elenco sommario di cose che mi girano in testa in questi giorni

La scena di Ogni cosa è illuminata in cui l’Eroe incontra per la prima volta Sammy Davis Junior Junior e si spaventa molto.

Che il mio progetto di storie illustrate con Giö sta crescendo e a giugno ci sarà una cosa fighissima (quindi state pronti che tra qualche settimana vi racconto tutto).

Una canzone bellissima che non so chi la canta né come si intitola, quindi chissà come la ritrovo.

Tutte le cose che voglio fare e i libri che voglio comprare e le persone che voglio abbracciare a Torino, che per il Salone del Libro mi regalo due giorni e ho un programma che cresce a vista d’occhio, forse troppo ma chissene.

L’importanza di muoversi, sempre, e di raccontare, semprissimo.

I primi passi di un’idea importante.

Che quando vuoi vedere una persona a cui tieni, non ci sono scuse che tengano e fai di tutto per vederla. E infatti la vedi, ché ricamare “vorrei ma non posso” è una roba che non mi piace.

Il prossimo tatuaggio.

Il mare di Rimini con le amiche e l’incanto di quell’incontro.

Che la magia ce l’abbiamo in tasca, basta avere il coraggio di usarla.

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Elenco sommario di cose che possono succedere quando vai al BookPride

Che sulla linea ferroviaria che ti porta a Milano, proprio quella mattina devono rimuovere un “residuato bellico della seconda guerra mondiale”. Una bomba, insomma. Con tanto di treni in un crescendo di ritardo ritardissimo super-ritardissimo cancellazione. Bene ma non benissimo, insomma.

Che almeno però il viaggio lo fai leggendo un libro bello e chi ti sta seduto dietro ti sente ridere e secondo me sorrideva pure lui, per osmosi.

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Che vedi la tua metà fotografica e si chiacchiera, si pensa al nuovo racconto visionario, ai prossimi progetti, agli inizi, alle paure che – sempre, mannaggia a loro – stanno con gli inizi, all’entusiasmo che chiappe alle paure e ce la si fa.

Che arrivi in fiera ma hai fatto tardi causa residuato bellico e quindi hai fame, talmente fame che fai un primo giro agli stand ma pensi solo a cosa potresti mangiare fuori di lì quindi esci quasi subito per procacciarti del cibo.

Che quando ritorni, finalmente a pancia piena, ti godi tutto. Copertine, titoli, nomi conosciuti e sconosciuti e sconosciutissimi, illustrazioni che spalanchi gli occhi e la bocca e il cuore, abbracci, desideri, idee, quarte di copertina.

Che il tuo editore di fiducia ti dice “abbiamo tre nuovi libri, ma per te ne va bene uno. Ti fidi?”. E che, non ci vogliamo fidare?

Che decidi di scoprire una casa editrice che proprio non conoscevi, perché hanno copertine coraggiose e per caso hai pescato una storia che ti è sembrata abbastanza folle per farti innamorare subito.

Che il ritorno in treno è peggio dell’andata, in un altro crescendo di ritardo ritardissimo troppa-gente ma fa niente, hai due libri nuovi, chiacchiere in tasca, idee in testa. Pronta per ripartire.

Elenco sommario di cose che ho trovato stamattina

Ovvero: cerco tracce di me per un laboratorio dalla mia libraia del cuore e trovo pezzi di mondo che pensavo non ci fossero più e invece stavano in un angolo piccolissimo della mia pancia. Adesso mi sono caduti negli occhi, un po’ pungono e un po’ no.

Il mare in bianco e nero, il parco dopo la lezione in università, lettere scritte su pagine strappate a vecchie agende, una scatola minuscola che mi è sempre sembrata preziosa ed era di plastica e pure vuota, cartoline di mille anni fa e cartoline che leggo il nome di chi me le ha scritte e non mi ricordo proprio chi è, mio papà che fuma la pipa, un viaggio regalato, un bacio in fronte a occhi chiusi che oggi dov’è finita quella vicinanza, un fotomontaggio bruttissimo che mi ha sempre fatto ridere un sacco, mia mamma che guarda lontano e non si accorge che mio papà la sta fotografando, l’ultimo collare del mio cane e ci infilo il naso sperando di trovare un odore che mi manca da morire, Siena a fine agosto, una festa a sorpresa che poi era un pic nic e i palloncini e i regali, una foto piccolissima di un bacio d’estate dimenticato l’estate dopo, un foglio che doveva essere di una ricetta e invece ci sono due libri consigliati dal mio medico che alla fine quando vado si parla sempre di storie, Barcellona e Parigi e Firenze, quaderni che lasciano scivolare fuori titoli di libri e frasi da non perdere e pensieri un po’ tristi, cene di natale e cene senza nessun motivo, mia nonna con un vestito azzurro che ride e sembra felice, attese, facce che oggi chissà dove sono finite e facce che sono ancora qui nonostante il tempo nonostante la vita, un muro rosso che non mi ricordo dov’era, una biglia di vetro, io piccola d’estate con un libro aperto in testa e poi d’inverno con un cappotto rosso, un mimo bellissimo che si trucca, un fiore giallo.

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Elenco sommario e caotico del mio 2015

Ho preso il treno quasi tutti i giorni, non ho traslocato, sono stata due volte a Firenze e una a Genova, ho visto da vicino le statue di Mitoraj, non sono stata zitta, mi sono tatuata poi è passato del tempo e adesso mi sta venendo voglia di colorarmi ancora, ho abbracciato molto, ho avuto paura di diverse cose molte delle quali non erano nemmeno grandi anche se a me in quel momento sembravano giganti, ho scritto un po’ di storie minuscole, ho ricominciato a pensare alla storia di quel marinaio che non c’è ma sono lenta a scriverla e a dire la verità anche un po’ a immaginarla, ho ascoltato musica che non avevo mai ascoltato, ho fatto il bagno in mare dopo anni di mancanza, ho condiviso piatti forchette bicchieri e colli di bottiglia creando intimità culinarie bellissime, ho letto libri meravigliosi e libri niente-di-che e ho abbandonato dall’inizio libri noiosi, ho rotto un ombrello appena comprato, non ho imparato a cucire né a cucinare né a rifare il letto in modo decoroso ma ammetto che la cosa non mi preoccupa neanche un po’, non ho guardato molti film e invece di questo mi dispiace, ho sognato un sacco sia letteralmente che metaforicamente, ho spedito regali e cartoline, mi sono sentita fortunata, non mi sono innamorata e qui ci sta un uffa ma ho avuto la conferma di avere intorno – vicino e lontano – persone speciali, ho sentito il richiamo delle radici, ho comprato vestiti a fiori, ho cantato molto stonando in modo imbarazzante, ho detto dei no importanti, ho visto almeno tre arcobaleni ma neanche una stella cadente, ho bevuto mille caffè, ho iniziato a correre e poi ho smesso ma adesso voglio ricominciare, avrei voluto toccare i blu di Chagall quando mi ci sono trovata davanti e sporcarmi le mani e poi passarle sulla faccia, ho accarezzato molti cani, ho detto più parolacce del previsto, ho raccolto da terra castagne foglie due bottoni marroncini e uno bellissimo argentato con un’àncora sopra, ho riso fortissimo, ho viaggiato con una pianta di menta in borsa e un piede gonfio e addosso un vestito che proprio quel giorno aveva deciso di rompersi, mi sono commossa a teatro una sera d’estate ascoltando una storia che parlava anche di me, ho intrecciato nodi, ho scoperto incoerenze che mi hanno fatto arrabbiare ma anche conferme che mi hanno fatto sorridere, ho fotografato finestre-bellissime cartelli-stradali panni-stesi pomodori tazze-di-caffè libri nuvole maglie-a-righe, ho iniziato a rischiare, mi sono scelta.

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Compleanno n.33

compleanno33-Oggi è il mio compleanno numero 33, che è un numero strano però mi sembra che assomigli a due gabbiani. O a quattro chiappe, che un po’ di fortuna va sempre bene.

Comunque, similitudini altamente poetiche a parte, volevo fare un mini bilancio (che tanto è inevitabile e allora prendiamolo di petto) e scrivermi cosa mi auguro per questo compleanno in numero strano.

Ho riletto il post che avevo scritto esattamente un anno fa sulle cose imparate nei miei 32 anni e quello dedicato alle idee per il 2015. E dopo averli riletti ho pensato che non va mica male. Ho davvero una bicicletta col campanello a pois [la Gilda], ho iniziato ad accorciare le distanze e a correre, chiedermi “perché no?” funziona (non sempre, ok, ma a volte funziona), ho addirittura cambiato il computer perché quello di prima stava tentando il suicidio e continuo a scrivere e ascoltare storie anche se non so bene dove metterle e cosa farci. Invece no, non ho ancora scritto la storia di quel marinaio che non c’è anche se continua a girarmi in testa e sulla leggerezza ci sto lavorando ma non so bene con che risultati. Per il titolo di autorità internazionale nel campo dei colori abbinati a caso credo di essere sulla buona strada, di sicuro l’impegno c’è tutto.

Quindi quindi. Sono soddisfatta? Sì. Non tutti i giorni, perché alterno entusiasmi esagerati e sberluccicanti a momenti in cui mi chiedo “ma dove cavolo stai andando?” [mai avuto il senso dell’orientamento, mai] e ci sono volte in cui proprio mi sembra che boh. Però i giorni di energia e idee e slanci sono tanti, i tentativi pure, e allora forse la strada è questa, anche se ancora non so dove va.

Chiudo questo post – che se la canta e se la suona un po’ da solo, me ne rendo conto – con un elenco sommario di cose che mi auguro per questo compleanno in numero strano.

Continuare a cercare.

“Avere sempre un progetto, anche solo montare una mensola” (cit. mio nonno).

Un viaggio prima che l’anno finisca.

Nuovi intrecci.

Una sorpresa che mi faccia rimanere a bocca aperta.

Ricomprarmi un anellino da falange ma soprattutto non perderlo subito.

Ridere sempre tanto.

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