racconti visionari #4

Ore 5.24

raccontivisionari-logoHo sognato che trovavo una valigia. Una di quelle vecchie, che se ti avvicini senti l’odore del cuoio e della polvere. Camminavo e l’ho vista, e all’improvviso è stato inverno. No, prima non era inverno, si capiva dalla luce, ma dal momento in cui ho visto la valigia si è fatto freddo e l’aria è diventata più sottile.

Mi sono avvicinata. C’era silenzio, non sentivo neanche il rumore dei miei passi, come se ci fosse neve ma non ce n’era. Sorridevo, chissà perché. Ero felice, sapevo che quella valigia la stavo cercando da tanto tempo, hai presente quelle certezze dei sogni? Ecco, così. Mi ci sono seduta davanti. Era aperta e dentro c’erano delle foglie. Tante, abbastanza da coprire l’odore della polvere con quello del bosco. A quel punto ho iniziato a cantare una canzone triste, adesso non la ricordo ma nel sogno sapevo tutte le parole. Era una specie di ballata, secondo me parlava di un viaggio. No, non ne sono sicura, ma potrebbe anche essere.

Poi ho chiuso la valigia e mi sono svegliata. O addormentata. Chissà.

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Ecco, questo era il quarto racconto visionario. E a me, se posso proprio essere sincera, quella foto lì fa impazzire. Per la sua luce. Perché era quello che speravo.

E poi, lo so che l’avrete notato ma non riesco a non dirlo, da oggi abbiamo un logo. Un logo vero! Yuhuuuu!

Ok, adesso freno l’entusiasmo (o almeno ci provo). Come sempre, le altre immagini di Federica le trovate qui:

Federica Lissoni so#photo

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Dove si incastrano gli occhi

Ieri sono stata da Chagall. Lo so, detto così sembra che sia stata a casa sua, seduta su un divano scolorito ad ascoltarlo raccontare e chiedergli ogni tanto “e poi cos’è successo?”. Anche se in effetti è così che mi è sembrato.

Era bella ieri, Milano. Anche se un po’ pioveva e c’era freddo, ma c’era una luce che non assomigliava all’inverno, e se era solo una mia impressione va bene comunque.

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Sono stata da Chagall, dicevo. Due ore a camminare lentamente, guardare, fermarmi, cercare in mezzo ai colori i segni che nascondeva. Innamorarmi. Sì, perché Chagall è un mondo e avrei voluto passarci giorni lì dentro, a sentire le sue storie, che poi non sono solo sue ma urlano come tante voci, voci piene di dettagli grandissimi e colori che se non ci sei davanti non te li puoi immaginare.

Quei colori lì. Che ci avrei messo le mani, per vedere com’era averli addosso.

E poi è successa una cosa, che alla fine succede tutte le volte ma non ci avevo mai pensato davvero. È successo che sono entrata da Chagall e mi aspettavo di emozionarmi tantissimo davanti a certi dipinti, li immaginavo come definitivi, non so se riesco a spiegarmi, ma questo succedeva prima di vederli, quando pensavo di sapere dove si sarebbero incastrati i miei occhi. E invece no. Invece poi ti giri un attimo e scopri che la bellezza è lì, da un’altra parte rispetto a dove pensavi di incontrarla, e ti fermi – perché proprio andare avanti non si può, non subito – e dici “allora eri tu”.

In quel momento lì ho pensato che quel blu valeva tutte le storie che avrei ascoltato seduta sul divano scolorito di Chagall.

E le storie sono state tante – allucinanti, meravigliose, piene di leggende, sogni e incubi, e sabbia, segni nascosti e grumi di colore, rossi violentissimi e quel blu che sembra impossibile. Eppure i miei occhi si sono incastrati dove non mi aspettavo. E adesso chissà se li recupero.

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