racconti visionari #9

Capito cosa

Dovrei ricordarmi un sacco di cose importanti, tipo quello che ci siamo detti, come ci siamo guardati, almeno le canzoni che passavano alla radio e invece no, invece mi ricordo solo un dettaglio piccolissimo che però è cresciuto, cresciuto così tanto da riempire tutto lo spazio e tutto il tempo.

E comunque è veramente da imbecilli lasciarsi al tavolino di un bar. C’è troppa gente, troppa confusione, io mi distraggo facilmente quando ho tutto quel movimento intorno e tu lo sapevi, eh, lo sapevi ma hai voluto vedermi lì, forse pensavi che quel mondo intorno sarebbe stato una corazza. Chissà se te l’ho detto, se ne abbiamo parlato.

Di quel pomeriggio mi ricordo quasi solo del mimo. Stava dall’altra parte della strada, in piedi sulla panchina davanti al negozio di fiori. Continuano a tornarmi in mente le sue calze, a righe. Forse perché era in piedi su quella panchina, con i piedi quasi ad altezza dei miei occhi. Quasi, lo so. Faceva movimenti piccoli, soprattutto con le mani e, quando lo guardavo in faccia, vedevo quegli occhi andare dappertutto. Però mi ricordo soprattutto le sue calze. Che cosa stupida, eh?

A un certo punto mi hai anche chiesto se non mi ero accorta di niente e io non ho capito la domanda. Questo me lo ricordo. Per un attimo ho sentito la tua voce, ho lasciato il mimo, mi sono girata verso di te e mi ricordo che ho pensato “capito cosa?”. Non mi ricordo se l’ho solo pensato o se te l’ho anche detto ma tu non hai risposto a quella domanda che forse non ti ho neanche fatto, hai abbassato un attimo gli occhi e poi li hai girati verso il mimo, che – vedi – aveva catturato anche te. Con le sue calze a righe e la sua voce che non c’era.

Siamo stati lì fino a quando è venuto buio. Stavamo stretti nelle giacche, seduti all’aperto perché l’inverno era ancora abbastanza lontano. Quando ci siamo alzati il mimo era già andato via e io continuavo a guardare la panchina e a immaginarmi i suoi piedi lì sopra. Gli occhi che andavano dappertutto. Continuavo a non ascoltarti ma magari non stavi più neanche parlando.

Poi siamo andati via anche noi. Era proprio sera, allora.

Ho camminato zitta come il mimo, fino a casa. Ho pensato ancora una volta “capito cosa?” poi ho deciso che non era importante. Che perfino quelle calze a righe erano più importanti. Meno mute.

piedi-calze-a-righe

ps: se volete sbirciare il sito di Federica, andate qui

Annunci

Ricordati di scegliere

Vi avevo anticipato (lo so, un po’ di tempo fa) che ci sarebbe stato un regalo per voi. Finalmente, eccoci. Sì, eccoCI, al plurale perché come sempre quando c’è un regalo di mezzo non sono da sola ma la cosa nasce con un nodo, e anche stavolta il nodo bello è con Enrica Trevisan, perché Enrica ha quella mano lì che per certe storie è perfetta.

Questa non è una storia. Però può essere l’inizio di una storia. La mia, la vostra. E’ un augurio, forse anche una richiesta. E’ una frase che mi ripeto spesso, perché penso che ricordarmela sia importante: ricordati di scegliere.

Scegli cosa vuoi mangiare – no, non è vero che va bene tutto. Scegli dove vuoi passare la serata – no, non è uguale. Scegli chi vuoi essere – no, non è già tutto deciso, non è già scritto, la nostra storia è solo nostra, per favore non dimentichiamocelo.

Ricordati di scegliere.

ricordatidiscegliere

C’è anche la versione in pdf, qui.

Questo è il mio/nostro regalo per voi. Salvatelo, stampatelo, io questa cartolina la regalo a me stessa e mi impegnerò a ricordarmelo più spesso di scegliere, ogni volta che mi capiterà di trovarmi a un bivio. Perché (con rarissime eccezioni) è sempre questione di scelta e quando non possiamo scegliere cosa, possiamo almeno scegliere come reagire a quella cosa. Ecco.

Vi abbraccio, e buone scelte.

ps: se ancora non conoscete Enrica, la mano bellissima di questa cartolina, correte qui!

pps: se credessi alle coincidenze penserei che l’arrivo venerdì del libro “The crossroads of should and must”, di Elle Luna, consigliato da Gioia Gottini, insomma direi che Amazon ha creato una coincidenza bellissima perché è un libro sulle scelte, sullo scegliere. Ma no, le coincidenze non esistono. [Sto leggendo, scelgo. OLE’.]

#ricordatidiscegliere

 

forbici&virgolette

forbicievirgolette1
A un certo punto alzammo gli occhi al cielo per scoprire che le crisope erano tutte morte. Il colore bruno dell’aria aveva lasciato il posto a una distesa azzurra. Armati di scope, spazzammo via gli insetti da pali, finestre e fili elettrici. Li cacciavamo dentro dei sacchi, migliaia e migliaia di corpi con le ali di seta greggia: Tim Winer, il nostro genietto, ci fece notare la somiglianza tra la coda delle crisope e quella dell’aragosta. “Sono più piccole” spiegò, “però la struttra di base è la stessa. Le aragoste appartengono al tipo degli Artropodi, proprio come gli insetti. Sono mosche. E le mosche sono soltanto aragoste che hanno imparato a volare”.

[ Jeffrey Eugenides, Le vergini suicide ]


Ecco, questa è la vera puntata 1 di forbici&virgolette, il mio intreccio mostrifero con @lazappi. Io mi perdo a cercare le virgolette, pezzetti di libri, parole altrui dove mi si sono incastrati gli occhi, e @lazappi pensa alle forbici, con le sue piccolissime storie fatte di ritagli. Incastriamo. Cerchiamo nodi, magari non li troveremo proprio sempre ma non fa niente, intanto noi cerchiamo, poi vedremo. Poi chissà.

Ah, @lazappi la trovate su Instagram, qui. [fatevelo, un giretto tra le sue storie ritagliate, che in mezzo c’è della magia…]

Primavera e nuovi intrecci

Due notizione due.

Uno. Sta arrivando la primavera. Lo so, c’è ancora freddino ma inizia ad esserci quell’odore lì buono che avrà anche una spiegazione scientifica ma per me è sempre stato “l’odore della primavera”. Che quando lo sento mi si piega la faccia in un sorriso che non lo tengo neanche se è sabato e danno pioggia. Per dire.

Due. (che poi è la notiziona che mi fa proprio saltellare tantissimo, con tutto rispetto per la primavera). Sta arrivando un altro intreccio. Un intreccio mostrifero, intendo, un altro nodo con un’altra persona che spero faccia nascere un sacco di cose belle.

Il mio primo intreccio da inventore di mostri è #raccontivisionari – a proposito, stiamo lavorando alla quinta uscita, ancora un pochino di pazienza e arriva. Anche questo secondo intreccio parte dalla fotografia, si vede che lì mi si incastrano proprio gli occhi e finisce che ci vado a cercare in mezzo tutte le storie che possono esserci. Che ancora non ci sono ma chissà.

Comunque. Anche questo intreccio qui è mezzo fotografico. Ma l’altra metà non sarà un racconto mio. L’altra metà sarà un pezzo di racconto altrui, parole belle di altri, di chi sa raccontare proprio bene, briciole di storie che ho incontrato e ho voglia di condividere. Virgolette, insomma, come quando si scrive una citazione importante. E insieme alle virgolette, forbici. Perché le foto che accompagneranno questi pezzetti di storie altrui saranno foto di ritagli. Parole salvate, riconosciute come preziose e messe da parte per quando saranno pronte per raccontare.

Forbici e virgolette, insomma.

Dove la virgoletta la scrivo io e le forbici saranno quelle de @lazappi. Che fa cose bellissime come queste qui sotto. (sì, ho già raccontato di quanto mi piacciono le sue mini storie qui, ma se volete vederle tutte andate sul suo profilo Instagram).

lazappi2lazappi1lazappi4lazappi3Tra poco (pochissimo), la prima puntata. Intanto volevo dire ancora solo una cosa e cioè che @lazappi è un altro bell’incrocio nato dai social. Che a starci dentro bene si scopre un mondo di bellezza che ciao.

Niente, questo era per dire che stiamo arrivando, io e lazappi.

Pronti? 3… 2… 1…