Luci | Racconti visionari

Te le ricordi le luci che c’erano il giorno che ci siamo rivisti? Era gennaio, ma gennaio avanzato, quasi febbraio, e sembrava una giornata di primavera, una primavera sbagliata, che è arrivata troppo presto e adesso se ne sta ferma in un angolo senza sapere cosa fare.

Ecco, pensa a una giornata così ma con le luci di natale. Te le ricordi? Stavano sul palazzo ad angolo, scendevano che sembravano una pioggia di lucciole ubriache, sbandavano, c’era vento.

Era una giornata con tutto fuori posto. C’erano le luci di natale in ritardo e una primavera sbagliata in anticipo. E poi il vento incasina sempre tutto.

Io avevo paura che arrivasse un temporale, sarebbe stato fuori stagione, insensato come tutto il resto. Le lucciole ubriache in certi momenti sembravano impazzite e si aggrovigliavano, poi di colpo si fermavano e si lasciavano andare e a me veniva un po’ da piangere, stavamo lì e facevamo finta che fosse normale. Ridere, parlare, mi passi quel bicchiere, visto che vento, fa caldo per essere gennaio, si saranno dimenticati di togliere le luci, forse le tengono perché senza sarebbe tutto più triste, è triste anche così, che hai fatto per le vacanze, il lavoro come va, guarda quei due come si somigliano, il progetto nuovo va avanti, vuoi ancora del vino, sarebbe meglio un caffè.

Anche noi dovevamo sembrare due lucciole ubriache. Ci muovevamo seguendo traiettorie che viste da fuori probabilmente assomigliavano a giri casuali, come quelli degli insetti che impazziscono e volano intorno a una luce e ci sbattono contro e poi si allontanano e poi tornano e secondo me mentre lo fanno pensano “adesso la smetto, adesso me ne vado” e invece non vanno da nessuna parte e qualche secondo dopo stanno di nuovo a sbattere e noi eravamo così, due insetti impazziti che nella testa si dicevano “adesso la smetto, adesso me ne vado” e invece non andavamo da nessuna parte.

Forse tutto quello che è successo dopo è stato per quelle luci sbagliate. Chissà se le hanno tolte, adesso.

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i racconti visionari nascono con le immagini di Federica Lissoni so#photo e i precedenti li trovate qui.

racconti visionari #6

Ogni giorno

Si siedono allo stesso tavolo, ogni giorno, quando il sole inizia a scendere e le ombre si allungano.

All’inizio sembravano clienti qualsiasi, una coppia come un’altra, lei forse un po’ eccentrica con quei vestiti fuori moda. Ma poi la gente ha iniziato a notarli. A fermarsi e guardarli, si chiedono se sono attori, qualcuno lo dice, o solo esibizionisti, o pazzi – qualcuno dice anche questo.

Tutti i giorni, arrivano e si siedono. Prima però spostano le sedie, per non guardarsi tra di loro ma guardare la strada. Nessuno si siede a quel tavolo, non a quell’ora, come se tutti rispettassero quella specie di rito sbilenco.

Arrivano, si siedono con gli occhi verso la strada e il cameriere porta un caffè ristretto per lei, un bicchiere di vino rosso per lui. Nessuno ricorda di averli mai visti bere, né il caffè né il vino: tazza e bicchiere restano lì, pieni, e quando se ne vanno il cameriere li porta via, e tutti pensano che sembra una maschera a fine spettacolo.

Arrivano, si siedono, aspettano fermi il vino e il caffè, e poi iniziano quella specie di danza muta e senza musica.

Lei muove la testa verso destra e guarda lontano, come se ci fosse un orizzonte, qualcuno da aspettare. Poi allunga un braccio, chiude la mano, lo riabbassa. Lui si alza, si risiede, segue lo sguardo di lei, ma solo per un attimo, poi torna a guardare davanti. Lei si sposta i capelli, lui le tocca il gomito ma lei sembra non accorgersene, gli occhi sempre verso un orizzonte che non esiste. Prende la borsa, la apre, la chiude, senza spostare lo sguardo. Lui invece guarda tutto, cerca qualcosa, nessuno sa cosa. Lei canta piano una musica che tutti pensano non sia di questo mondo. Lui ritorna a guardarla, tutti vorrebbero che le parlasse ma non lo fa, non lo fa mai, apre la bocca e subito la richiude. Lei canta piano, nessuno dice niente per non coprire la sua voce, non che sia bellissima ma bisogna ascoltarla, questo sì. Lui la guarda ma sembra lontanissimo, molti vorrebbero fargli coraggio ma poi non lo fa nessuno. Quando lei smette di cantare abbassa un momento lo sguardo, come se le fosse caduto qualcosa. Allora lui si alza, mette sul tavolo i soldi di quel vino e quel caffè mai bevuti, e le prende la mano – finalmente, pensano tutti. Si alza anche lei e se ne vanno, a volte controluce, a volte sotto la pioggia.

Magari la prossima volta le parlerà, dice qualcuno. Magari, sì.

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E invece la sua nuova collaborazione si chiama Soffiablablog… dateci un’occhiata!