Non avere paura dei libri

È un titolo bellissimo, “Non avere paura dei libri”. Di quelli che basterebbe il titolo e basta, ripeterlo, insegnarlo nelle scuole. Non avere paura dei libri.

Ma poi non è vero, non basta, perché il dentro, di questo libro di Christian Mascheroni, è altrettanto bello che il titolo, anzi di più. Anzi no, bello non è la parola giusta ma non è mica facile raccontare un libro che mi è arrivato in pancia, diretto, senza che avessi il tempo di difendermi.

Pausa, ci penso un attimo.

Provo a dirlo così. C’era un’eco, da qualche parte, che arrivava fortissima – il tuono di un temporale troppo vicino. E il tuono partiva già dalla prefazione di Chicca Gagliardo, quando dice che la storia che avrei trovato lì dentro “ha il potere di ricordarci – ridendo di gioia, piangendo di commozione, gridando con forza – che noi non siamo solo ciò che mangiamo: siamo anche quello che leggiamo (e quindi bisognerebbe fare attenzione a ciò che si legge come si fa per il cibo che si mette in bocca). Siamo le vite dei personaggi che abbiamo amato. Nel nostro sangue scorrono brani di libri”.

Nel nostro sangue scorrono brani di libri. Ma quanto è vero? Ecco, forse per questo ho sentito, dopo lo scoppio del temporale troppo vicino, quando le pagine hanno iniziato a scorrere e la storia a prendere forma, un senso di pudore. Come quella volta davanti al busto di Frida, continuare a guardare e pensare scusa, ti sto frugando dentro, è sconveniente, ma non voglio smettere. Perché qui i libri si intrecciano alla vita di chi racconta e leggendo, insieme ai libri, ho trovato carezze, schiaffi, sogni, sensi di colpa, schegge di vetro, viaggi in macchina, paure. Specchi. Mi è sembrato di vederli così vicini da toccarli, soprattutto in certi angoli. Angoli come questo:

Mi fu vicino fisicamente, per quanto sembri assurdo trovare conforto in un parallelepipedo di carta.

nonaverepauradeilibri

Vorrei dire tantissime altre cose ma poi no perché i libri si leggono, non si raccontano dall’inizio alla fine. Si leggono e si tengono vicini – questo l’ho tenuto talmente tanto vicino, ovunque ma soprattutto in borsa anche quando sapevo che non avrei avuto tempo per leggerlo, che ha gli angoli un po’ troppo piegati e della pera spiaccicata in copertina. Indiscutibilmente un segno d’amore.

Va bene, mi fermo qui. Vado a rileggere qualche pagina.

E comunque è proprio un titolo bellissimo, “Non avere paura dei libri”. Bisognerebbe dirlo, ogni tanto, ogni poco. Non avere paura dei libri.

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